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| Ascolti |
| "Anninnia" - Chiarina Tedde - 0.30 min. "Anninnia" - Veronica Castangia - 0.34 min. "Babillotti" - Maria Congiu - 0.08 min. "Cuccu" - Elvira Desogus - 0.23 min. "Duru-duru" - Chiarina Tedde - 0.48 min. "Duru-duru" - Elvira Desogus - 0.21 min. "Serra- serra" - Veronica Castangia - 0.10 min. "Andimironnai" - Elvira Desogus - 0.41 min. "Andimironnai" - Giorgio Pisano - 1.13 min. "Andimironnai" - Veronica Castangia - 0.18 min. "Andimironnai" - Chiarina Tedde - 0.36 min. "Andimironnai" - Elvira Desogus - 0.26 min. "Andimironnai" - Giorgio Pisano - 0.26 min. "Andimironnai" - Veronica Castangia - 0.18 min. "Andimironnai" - Elvira Desogus - 0.59 min. "Andimironnai" - Giorgio Pisano - 0.42 min. "Andimironnai" - Elvira Desogus - 0.24 min. "Mutetu" - Giorgio Pisano - 1.20 min. "Mutetu" - Elvira Desogus - 0.15 min. "Mutetu" - Veronica Castangia - 0.17 min. "Mutetu per Pasqua" - Chiarina Tedde - 0.47 min. "Mutetu a lara" - Veronica Castangia - 0.20 min. "Mutetu po s’Argia" - Elvira Desogus - 0.35 min. "Mutetu po s’Argia" - Veronica Castangia - 0.09 min. "Canzoni a curba" - Elvira Desogus - 1.45 min. "Atitidu" - Chiarina Tedde - 0.58 min. "Preghiera per dormire" - Chiarina Tedde - 0.46 min. "Rosario di Siurgus" - Fedeli della parrocchia di San Teodoro - 9.18 min. "Rosario di Donigala" - Fedeli della parrocchia di Santa Maria - 4.21 min. "Gòccius de Santu Teodoru" - Martiri Fedeli della parrocchia di San Teodoro - 4.53 min. "Gòccius de Santa Maria" - Fedeli della parrocchia di Santa Maria - 2.56 min. |
| Approfondimenti |
| Canti infantili |
| Anninnias (ninne nanne), duru-duru, serra-serra
e tai-tai (filastrocche e giochi ritmici per bambini) sono un ricordo
sonoro impresso nella memoria della maggior parte dei sardi; un ricordo
che riporta all’infanzia e all’intimità dei rapporti
tra i bambini e le loro mamme, zie e nonne. Non si tratta di canti professionistici
e destinati ad una pubblica fruizione, ma piuttosto di pratiche domestiche,
quasi esclusivamente femminili, appartenenti più alla categoria
del gioco o della filastrocca che non a quella della musica vera e propria.
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Andimironnai |
| Tutti gli abitanti di Siurgus Donigala con più
di sessanta anni ricordano, per avervi partecipato in prima persona, la
festa de is bagadius (gli scapoli). Abolita nel 1952 per decisione ecclesiastica,
la festa veniva celebrata tutti gli anni durante la seconda settimana di
ottobre in occasione della Vergine dei Sette Dolori. Banchetti comunitari,
processioni per le vie del paese, la macellazione di una giovenca e soprattutto
la preparazione di “pani per mangiare” e del ricco e ornato
“pani de is bagadius” erano alcuni degli elementi fondamentali
della festa. In questa complessa ritualità erano almeno due i momenti
musicali immancabili. Il primo era il ballo, eseguito tutte le sere nei
piazzali delle case in cui si panificava, nonché all’uscita
della messa della domenica mattina. Per accompagnare il ballo, oltre che
le processioni religiose, si era soliti contattare Gioacchino Seu, un suonatore
di launeddas di Villaputzu che si tratteneva in paese per tutta la durata
della festa. In alternativa alle launeddas l’accompagnamento dei balli
era affidato a Giulio Piras, padre di Fiorentino e a sua volta noto fisarmonicista. L’altro momento musicale fondamentale era s’andimironnai. Tra un ballo e l’altro, o durante i tempi morti della panificazione, i partecipanti si prendevano a braccetto formando un cerchio analogo a quello del ballo e, ruotando ritmicamente con un passo lento ed ondeggiante, intonavano s’andimironnai, una sorta di ritornello che intramezzava i mutetus improvvisati dai partecipanti. Occasione in cui prendere scherzosamente in giro gli amici o corteggiare le ragazze in rima, il cerchio de s’andimironnai viene ancora oggi ricordato come uno dei momenti più divertenti e partecipati della festa de is bagadius. |
Mutetus |
| La Sardegna è caratterizzata da una
grande ricchezza di forme poetiche tramandate oralmente. Accanto ad una
dimensione professionistica, contraddistinta da quattro diverse tipologie
di gare poetiche su palcoscenico, è ampiamente diffusa una pratica
amatoriale nella quale si cimentano numerosi appassionati. Tra le forme
poetiche più diffuse nella Sardegna meridionale c’è
quella del mutetu, le cui forme più semplici venivano, e spesso vengono
tuttora, cantate in diverse occasioni quali matrimoni, lavoro, feste, incontri
informali tra amici ecc. A Siurgus Donigala sono assai numerose le persone in grado o di cimentarsi nel componimento estemporaneo di un mutetu o di ricordare qualche verso a memoria. |
Rituali dell’argia |
| Nel 1967 l’antropologa Clara Gallini pubblicò
uno studio sui rituali dell’argia, un rito di guarigione allora diffuso
in Sardegna e destinato ad una rapida scomparsa. In molti paesi dell’Isola,
quando una persona veniva morsa da s’argia (termine impiegato per
indicare a volte la mutilla e a volte il ragno latrodectus tredecimguttatus),
si era soliti effettuare un complesso ed articolato rituale che garantisse
la guarigione dell’argiato. All’interno di queste pratiche un
ruolo centrale era riservato alla musica, sia strumentale che vocale. La musica strumentale era presente con il ballo, accompagnato perlopiù dall’organetto o dalla fisarmonica e, a seconda del paese, eseguito o dai convenuti o dallo stesso argiato. La musica vocale era invece fondamentale nella fase del rito definito da Clara Gallini come “interrogatorio esorcistico”, in cui l’esorcista aveva il compito di capire se l’argia che aveva provocato il male fosse pizzinna, bagadia, isposa, cojada, prentoxa o fiuda. Ciò poteva essere fatto interrogando la persona morsa con dei mutetus, la tipica forma poetica diffusa in tutta la Sardegna meridionale. A Siurgus Donigala la pratica di tale rito in un passato non troppo remoto è testimoniata da alcuni informatori che, o per testimonianza diretta, o per averlo vissuto in prima persona, ricordano alcuni dei mutetus cantati per l’occasione. |
Canzoni a curba |
| Attestata almeno a partire dal 1787, anno in cui
l’abate gesuita di Ozieri Matteo Madau, nel suo libro Le armonie de’
Sardi, riporta un testo di canzoni a curba, questa forma poetica è
diffusa tuttora nella Sardegna meridionale. La struttura metrica prevede
l’impiego di versi senari doppi e la suddivisione in due sezioni.
La prima, denominata stèrria, è formata da quattro o sei versi
con rima alternata (A – B – A – B), mentre la seconda,
detta arretroga, prevede una rima interna in cui il secondo senario di un
verso rima col primo del verso successivo. Le canzonis a curba non vengono quasi mai improvvisate; si tratta perlopiù di componimenti “a tavolino” con autore noto che vengono tramandate oralmente, attraverso fogli volanti o, in tempi più recenti, attraverso vere e proprie pubblicazioni. Cantate a voce sola o con l’accompagnamento di launeddas o la chitarra, le canzonis a curba vengono eseguite perlopiù in contesti informali quali feste private, incontri tra amici, matrimoni ecc. In alcuni casi possono essere cantante in conclusione di is cantadas, le gare poetiche professionistiche diffuse nella Sardegna meridionale. |
Lamentazioni funebri |
| Quella di piangere i morti è una pratica ampiamente
documentata già in passato in numerose culture e in differenti aree
del mondo. Gli attittidos sardi, il cui uso è attestato nell’Isola
da diversi secoli, sono stati oggetto di interesse di numerosi studiosi
sardi e non. Se in alcuni paesi delle prefiche professioniste (le attittadoras)
venivano retribuite per piangere i propri morti, nella maggior parte dei
casi erano perlopiù le parenti del defunto (madri, figlie, mogli)
a piangere i loro cari. Un modo, questo, per ritualizzare il dolore attraverso
il canto di semplici melodie ricche di pathos e di testi che, accanto all’impiego
di formule ricorrenti, rievocano le tappe fondamentali della vita del defunto.
Sebbene sempre meno diffusi, a Siurgus Donigala è ancora possibile imbattersi in questi canti. |
Preghiere cantate |
| La devozione popolare si declina spesso in pratiche localmente connotate non rigidamente prescritte dalla Chiesa. È questo il caso della preghiera in lingua sarda cantata dalla signora Chiarina Tedde. Durante le numerose notti in cui il padre, pastore, dormiva fuori casa per accudire il gregge, la madre insegnò alle cinque figlie una preghiera da cantare prima di addormentarsi. Un atto di fede e di ringraziamento al Signore, ma allo stesso tempo un piccolo rito familiare, una tradizione tramandata e condivisa nonchè una testimonianza dell’importanza della pratica musicale nella vita di tutti i giorni in una famiglia di Siurgus Donigala. |
Rosari |
| In numerosi paesi della Sardegna, compreso Siurgus
Donigala, è ancora oggi diffuso il canto del rosario in lingua sarda.
Durante le processioni o, in alcuni casi, le novene, i fedeli si dividono
in due cori che si alternano nel canto. Alternando parti in latino (come
ad esempio il gloria patri) a parti in sardo nella locale variante linguistica
(laudau, Babbu Nostru e Deus ti salvet Maria), i rosari vengono cantati
su delle melodie che, sebbene con tratti in comune (ambito melodico ristretto,
andamento sillabico, assenza di una metrica ciclica), differiscono in tutta
l’Isola da paese a paese. Retaggio musicale delle vicende storiche del paese, è oggi possibile documentare a Siurgus Donigala due differenti melodie per il canto del rosario. Uno, il “rosario di Siurgus”, viene cantato dalle donne che frequentano la chiesa di San Teodoro mentre l’altro, il “rosario di Donigala”, viene cantato dalle donne facenti capo alla parrocchia di Santa Maria. |
Gòcius |
| Così come in tutta l’Isola, anche a
Siurgus Donigala si cantano, in occasione delle feste patronali, in chiesa
o in processione per le vie del paese, i gòcius dedicati all’omonimo
Santo o alla Madonna. Giunti in Sardegna durante i secoli della dominazione
spagnola, sono la forma più diffusa di espressione della religiosità
popolare. I testi, scritti nella locale variante linguistica e composti
da sestine in metro ottonario che si alternano ad una quartina (sa torrada)
i cui ultimi due versi fungono da ritornello, raccontano la vita del Santo
e ricordano le virtù della Madonna. I gòcius, un genere di
canto inclusivo, non riservato a pochi specialisti, ma patrimonio di tutti
i fedeli, vengono intonati su una melodia perlopiù sillabica e di
semplice esecuzione. A Siurgus Donigala i gòcius di Santa Maria e di San Teodoro, le due principali chiese del paese, vengono eseguiti ancora oggi durante le omonime feste religiose. |